ricorda Iride, figlia di Taumante, messaggera degli dei, che tramite l'arcobaleno relazionava fra la Terra e l'Olimpo. Fiore originario della Siria, introdotto in Egitto da Tutmosis. Noto anche come " fior di giglio " che Luigi IX partendo per l'ottava crociata fece figurare sulle sue bandiere.
La sua forma stilizzata è anche il simbolo della città di Firenze, molti erroneamente credono che il fiore simbolo del capoluogo Toscano sia il giglio, ed invece è l'iris a cui fra l'altro è dedicato anche un bellissimo giardino sito al Piazzale Michelangelo.
Questo fiore venne immortalato da Van Gogh in un dipinto, e un altro omaggio a questo fiore..lo si trova nella favola. "Iris" scritta da Hermann Hesse
“….........Anselm stette ad ascoltare, annuendo
alla cara immagine, e riprese il cammino, un uccello cantava da un fitto
di ontani, l’uccello aveva una strana, dolce voce, che era come quella
della defunta Iris. Seguì l’uccello che continuò a volare e a
saltellare, sempre più davanti, di là dal ruscello, dentro i boschi.
Allora l’uccello si tacque e non lo si udì più né più lo si vide, Anselm
si fermò e si guardò intorno. Si trovava in una profonda vallata nel
bosco, oltre il fitto fogliame scorreva sommessa un’acqua e a parte
questo tutto era silenzioso, in attesa. Nel suo petto, però, l’uccello
continuava a cantare con la voce amata, e continuò a sospingerlo
innanzi, finché Anselm si ritrovò davanti a una parete rocciosa coperta
di muschio e nel mezzo si apriva una fenditura che conduceva, bassa e
stretta, all’interno del monte. Un vecchio sedeva davanti alla
fenditura, e costui s’alzò vedendo avanzare Anselm e gridò: “Indietro,
uomo, indietro! Questa è la porta degli spiriti. Nessuno è ancora
tornato che vi sia penetrato”.
Anselm volse lo sguardo a lui, poi tornò a posarlo sull’apertura nella
roccia e vide perdersi nelle profondità del monte un azzurro sentiero,
d’ambo i lati del quale si levavano fitte, dorate colonne, e il sentiero
sprofondava come nel calice di un enorme fiore.
Nel suo petto l’uccello cantava con voce argentina, e Anselm superò il
guardiano della soglia, penetrò nello spacco e avanzò, tra le colonne
dorate, nell’azzurro segreto delle profondità. Era nel cuore di Iris,
che penetrava, ed erano i giaggioli nel giardino della madre nel cui
azzurro calice procedeva librandosi, e mentre sereno andava incontro al
crepuscolo dorato, ecco all’improvviso tornargli tutti i ricordi e
intera la coscienza; si toccò la mano ed era piccola e morbida, voci
d’amore gli risuonavano vicine e famigliari all’orecchio, e le note
erano tali e quali, le colonne dorate splendevano come allora, nelle sue
primavere infantili, quando tutto per lui era luci e suoni.
E anche il suo sogno era tornato, il sogno che aveva fatto da piccolo,
quando s’era visto scendere nel calice e dietro di lui procedeva e
scivolava l’intero mondo delle immagini, sprofondando nel segreto che
sta dietro tutte le immagini.
Anselm cominciò a cantare sottovoce, e il suo sentiero scendeva piano
piano ed era a casa.”
QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA FAVOLA
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